Bolgheri Sassicaia: storia di un amore

La Bolgheri vinicola, famosa nel mondo, esiste grazie al suo vino simbolo e il Sassicaia esiste perché è esistito Mario Incisa della Rocchetta.
Nacque nel 1889, di famiglia piemontese, studiò agraria all’università di Pisa, si innamoró della toscanissima Clarice della Gherardesca, discendente del conte Ugolino di dantesca memoria e si stabilì nei di lei possedimenti a Bolgheri. Lì si innamoró di nuovo, non di una donna, ma dei luoghi, fino a diventarne il più alto protagonista della tutela e della conservazione, realizzando, nel 1959 la prima oasi faunistica privata e divenendo il primo presidente del Wwf. Fu anche socio di Federico Tesio, allevatore dello straordinario cavallo Ribot, capace di vincere e rivincere i più importanti trofei del mondo.
Mario aveva anche un’altra grande passione, quella per i vini bordolesi e a lui e solo a lui, il territorio Bolgherese, ricordava Bordeaux.
Acquistò piante di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc dal duca Salviati di Pisa e, nel podere Casiglincello, a 300 m. di altezza, già negli anni 40, impiantò il primo nucleo di quello che diverrà il Sassicaia.
Il successo fu tutt’altro che immediato e arrivò solo dopo i consigli del cugino Piero Antinori e la consulenza di un giovanissimo Giacomo Tachis:
Nel 1978 a Londra, durante una degustazione alla cieca organizzata dalla rivista Decanter, il Sassicaia 1972 risultò il migliore tra gli oltre 30 più quotati Cabernet del mondo.
Quel giorno a Londra non nacque solo il mito Sassicaia, ma anche il terroir di Bolgheri e una nuova categoria di vini, i Supertuscan.

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