On the rocks, ma anche no!

 

 

E’ in stato di grazia, il whisky, in Italia e non solo. Cresce il pubblico degli appassionati. E’ tutto un fiorire di corsi di avvicinamento, di degustazioni, voglia di capire e degustare. Scozia anzitutto, la madre di tutti i whisky, e tanti figli sparsi per il mondo, fino alle terre del Sol Levante. I giapponesi, si sa, sanno fare le cose per bene, con il loro approccio umile, la voglia di imparare. Hanno sperimentato, appreso, e ora insegnano, con rispetto, che se si agisce con perizia e passione si tagliano traguardi e si valicano confini. Scozia, Irlanda, Giappone, India, Taiwan, Nuova Zelanda e non solo. Perfino il suolo italico ha partorito il suo primo, e al momento unico, single malt, il Puni, di matrice altoatesina. Ciò detto, c’è ancora tanta strada da fare, soprattutto in termini di… “educazione”, dal verbo latino educere, tirar fuori ciò che sta dentro: l’anima di ciò che ci si appresta a bere, viene da dire. Eppure, sono ancora molti (troppi) quelli che sviliscono il più nobile e affascinante dei distillati. Due dita nel bicchiere (spesso sbagliato, un banalissimo tumbler) e, splash!, tre o quattro cubetti di ghiaccio in barba a secoli di storia. Irretiti da consuetudini sbagliate, da stereotipi che ammiccano alla scena di un film di successo o a una réclame televisiva, che portano drammaticamente fuori strada. On the rocks, sedotti da quel tintinnio, e giù a tracannare senza sapere che occorre rispetto, per se stessi e per quello che c’è nel bicchiere. Lasciamo dunque in freezer il ghiaccio, e gustiamoci il nostro whisky liscio, single malt (il prodotto di una singola distilleria con una sola qualità di malto) o blended (la miscela di diversi prodotti) che sia. Al più, quando è il caso, se siamo in presenza di un “grado pieno” – vale a dire senza aggiunta di acqua in fase di produzione – si può, a volte si deve, far cadere nel bicchiere qualche goccia di acqua, per dare il via a quel processo chimico-molecolare che “apre” il nostro distillato, schiude i suoi aromi e ce lo fa gustare nel migliore dei modi. Si dice che i bevitori di Scozia siano disposti a rinunciare alla propria donna piuttosto che alla loro acqua per whisky. C’è da giurare che le donne della patria delle cornamuse rendano pan per focaccia ai loro uomini. Il whisky con ghiaccio ci può stare, nelle serate allegre e spensierate, al cospetto di spirits più arrendevoli, ma se abbiamo scelto un single malt o un blended di lignaggio, per favore, destiniamo il ghiaccio a un gradevole cocktail o a un buon amaro. Il whisky di qualità superiore è altra cosa. E di altro non necessita.

Agostino Palomba

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *